ieri c’era un vento assurdo, un vento tanto forte che come al solito mi ha scombussolato tutte le poche idee che ho… un vento orrendo… questo che segue è quello che ho scritto ieri sotto l’influsso nefasto di questo vento… vorrei farvi fare un paragone tra la mia depressione indotta dal tempo e l’allegria che lo stesso tempo provoca ad alessandra (mia carissima amica nonchè concittadina quindi avevamo proprio lo stesso identico tempaccio…) ma non posso quindi vi posto il mio orrendo scritto….
Guardare lo schermo vuoto è come guardare dentro di sé, come in uno specchio che non riflette la propria immagine ma la propria vita per intero, un’immagine dolorosa e senza ambiguità. Tutto come realmente è, tutto vero, senza controfigure, senza bugie o menzogne.
Cosa vedo io, non lo racconterò ora, e non racconterò nemmeno quello che credo vedano gli altri.
Racconterò invece del vento che sento ora.
Un vento freddo e crudele che sbatte contro le mie finestre e che mi chiama per nome. Il vento che conosco e ho imparato ad odiare. Il vento che ogni volta mi propone di andare via. Di seguirlo nel suo immondo girovagare.
E che invece non seguo mai.
Vorrei un giorno avere il coraggio di seguirlo.
Ora mi chiama, mi chiama così forte da farmi venire le lacrime agli occhi.
Vorrei dirgli di stare zitto.
Urlare che non è vero quello che dice, che non finirà di nuovo così.
Ma so che non è vero. So che è tutto già scritto.
Non mi illudo più che qualcosa possa ancora tornare a brillare.
Tutte illusioni.
Se solo avessi il coraggio di seguire il vento, so che mi porterebbe dove da tempo penso di andare, in un luogo dove non sarò più io, dove finalmente l’immagine dello specchio e quella della pagina vuota coincideranno.
Ma anche quello è solo un sogno.
Se credessi in una qualche divinità, in un dio intangibile o reale, in una morale che arrivi al limite della perversione ideologica.
E invece nulla, il vuoto.
Nessuno a cui dare la colpa di tutto questo.
Solo la cieca follia che mi stringe fino a soffocare.